Fior di pelle è un sito che, anche attraverso l'aiuto dei naviganti in rete, raccoglie citazioni letterarie sul tema della "pelle" e dei suoi "annessi" costituendo un "archivio di citazioni" consultabile attraverso "parole chiave" o testo libero. Fior di Pelle è un'iniziativa del Centro Studi GISED in parte sostenuta da Grunenthal. Continua ...
Ma poi mi trovavo davanti una femmina dall'aria artefatta, anche se faceva il possibile per apparire semplice e disadorna; invece - mi risultava chiaro subito - i suoi capelli - che pure volevano sembrare liberi e sciolti - venivano lasciati cadere sulle spalle con una certa ricercatezza, e si continua ...

AUTORE : Luciano
TITOLO : Racconti fantastici
EDITORE : Garzanti
ANNO : 1995

La proposta di Fior di Pelle: un punto di vista medico
Luigi Naldi
Direttore Centro Studi GISED, Bergamo

La proposta di "Fior di Pelle" è quella di produrre un piccolo repertorio di citazioni letterarie ove la pelle ed i suoi annessi giochino un ruolo. Vengono considerati tanto i riferimenti alla pelle come organo anatomico che gli usi metaforici del termine pelle. L'idea di base è che esista una anatomia per così dire "oggettiva" ed una sorta di anatomia "simbolica" o "dell'anima" ove gli organi (la pelle, il cuore, il fegato, ecc) si caricano di un vissuto emozionale, di significati traslati, di un valore antropologico e sociale, di una valenza mitica. Nel vissuto esperienziale l'oggettività ed il significato metaforico e simbolico attribuito all'organo si mescolano e si confondono.
Quanto sopra esposto ha ripercussioni pratiche rilevanti nel campo della medicina. La conoscenza del livello organico non è sufficiente. I significati metaforici e traslati svolgono un ruolo importante per una comprensione profonda dei problemi medici e della sofferenza ad essi connessi. Per quanto riguarda la pelle, così visibile ed esposta, direi che la comprensione dei significati profondi è decisivo. Non ci si può affidare ad un riduzionismo scientista. Al fine di comprendere più "a fondo" i problemi e di migliorare la comunicazione, è necessario sviluppare competenze sul versante letterario e simbolico e su quello relazionale e del linguaggio. E' questo, in ultima analisi, l'obiettivo "sanitario" del progetto "Fior di pelle".

Si possono prevedere svariati sviluppi. Ad esempio, si possono impiegare i materiali del sito, per la formazione del personale sanitario, anche all'interno di programmi di ricerca che abbiano come obiettivo quello di valutare quanto un affinamento delle conoscenze nell'ambito delle cosiddette "Medical Humanities" cui "Fior di Pelle" fa in parte riferimento, possa migliorare la comunicazione e la soddisfazione dei medici e dei pazienti. Ancora, sul versante più propriamente editoriale, si può immaginare di estendere l'attenzione ad altri organi in una sorta di "Lezione di anatomia" ideale, ove le valenze simboliche e metaforiche dei singoli organi siano considerate in modo analogo a quanto proposto per la pelle. Infine, si può considerare la produzione di testi da parte dei pazienti stessi, con esperienze di "writing therapy".

Alcuni riferimenti bibliografici
La cura del dolore. A cura di Luigi Naldi e Claude France Carrel, ed. La Bautta 2002
Culliford L. Spirituality and clinical care. BMJ 2002;325:1434-5.
Buckman R. Communications and emotions. BMJ 2002;325:672-3.
Hurwitz B, Vass A. What's a good doctor and how can you make one? BMJ 2002;325:667-8.
Smyth JM, Stone AA, Hurewitz A, Kaell A. Effects of writing about stressful experiences on symptom reduction in patients with asthma or rheumatoid arthritis: a randomized trial. JAMA. 1999;281:1304-9.



 

Medici famosi

 

 

Theodor Billroth, Alexandr Borodin, Giuseppe Sinopoli, Francesco Borri, Gerolamo Cardano, Panfilo Castaldi, Luigi Giglio, Joseph Guillotin, Antoine Parmentier, Claude Perrault, Pietro d’Abano, Theophraste Renaudot, Paolo Toscanelli, Anton Čechov, Louis-Ferdinand Céline, Archibald J. Cronin, Arthur Conan Doyle, John Locke, Axel Munthe, François Rabelais, Dino Risi, Oliver Sacks, Friedrich Schiller, Giovanni XXI, David Livingstone, Giuseppe Moscati, Albert Schweitzer, Noels Stensen, Che Guevara, Georges Clemenceau.

Nomi famosi tra cui ognuno avrà riconosciuto il musicista famoso, il grande direttore d’orchestra, lo scrittore di gialli, il romanziere, il regista, il filosofo, il rivoluzionario, il politico, l’inventore, il Papa, l’esploratore, il filantropo, lo scrittore di fiabe, il chimico, il drammaturgo, l’architetto, etc.

Leggendo il libro “Il medico che diventò papa – Arti e mestieri di dottori famosi” scritto da Luciano Sterpelloni (un altro medico), si scopre che ognuno di questi personaggi, che noi oggi ricordiamo per aver raggiunto la fama in ambiti diversi, ha studiato medicina e spesso ha esercitato l’arte medica per una buona parte della vita (1).

Lo studio e l’esercizio della medicina hanno sicuramente fornito loro conoscenze e possibilità di relazioni umane importanti per le attività che li hanno poi visti emergere e diventare famosi.

 

  1. Sterpelloni, Luciano. Il medico che diventò papa. Arti e mestieri di dottori famosi. Torino, Società Editrice Internazionale, 2011

 


 

Caterina Sforza: la forza e la bellezza

 

caterina sforza

 

Vissuta in un’età di grande rinnovamento e vivacità culturale e politica, Caterina Sforza fu giovanissima sposa e madre, costretta presto a combattere anche militarmente per difendere il suo potere e quello dei suoi figli. Si sposò tre volte, rimanendo sempre vedova ma riuscendo comunque a tenere testa a cavalieri e politici con la sua volontà e, sembra, con la sua bellezza.

Nata nel 1463, figlia illegittima di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, fu la madre del famoso Giovanni dalle Bande Nere. Morì a Firenze nel 1509.

Pur impegnata in differenti attività trovò il tempo per occuparsi anche di salute e bellezza, raccogliendo in un volume numerose ricette, frutto della sua continua ricerca di “segreti” medici e di cosmetica. Collaborava a tale scopo con speziali e alchimisti del tempo, svolgendo una vera e propria attività di sperimentazione, raccolta in un manoscritto, le cui tracce si persero dopo la sua morte.

Nel 1525 il libro sembra essere nelle mani del conte Antonio Cuppano da Montefalco che ne fece una copia. Nel 1894 l’opera fu stampata in 102 esemplari con il titolo Experimenti de la Exelentissima Signora Caterina da Furlij matre de lo Illustrissimo Signor Giovanni de Medici.

Il libro racchiude 454 ricette, di cui 358 sono mediche, 30 di chimica e 66 quelle sulla cosmetica. Queste ultime sono caratterizzate da una sapiente scelta degli ingredienti ricchi di lipidi e proteine, molti dei quali di origine animale, e una corretta formulazione nella produzione di pomate, simili in molti casi ai moderni prodotti di sintesi (1).

 

  1. Ricette d’amore e di bellezza di Caterina Sforza. Signora di Forlì e Imola. A cura di Elio Caruso.  Società Editrice Il Ponte. 2009

 


 

Il rinoceronte di Kipling

 

il rinoceronte di kipling

 

C’era una volta...iniziano così le favole di Kipling contenute nel volume Just so stories pubblicato nel 1902 e illustrato direttamente dall’autore.

Una di queste storie parla del rinoceronte Strorks e di come la sua pelle, da liscia che era all’origine del mondo, divenne rugosa e pieghettata per opera di Pestonjee Bomonijee, un persiano che viveva sulla riva di un’isola deserta nel Mar Rosso, indossando un cappello che rifletteva i raggi del sole, e che  decise un giorno di preparare una torta.

Con acqua e farina e ribes e uvette e zucchero egli fece una torta larga due piedi e spessa due piedi. Mise l’impasto in una stoviglia che solo lui poteva usare e fece cuocere finchè la torta divenne marrone e profumata. Ma appena ebbe iniziato a mangiarla arrivò un rinoceronte con un corno sul naso, occhi avidi e poca educazione.

Spaventato, il persiano lasciò cadere la torta e il rinoceronte approfittò per raccoglierla dalla sabbia con il suo corno e rapidamente la mangiò.

Cinque settimane dopo ci fu un gran caldo nel mar Rosso e tutti si liberavano dei vestiti che indossavano. L’uomo tolse il suo cappello ed il rinoceronte tolse la sua pelle e, portandola sulla schiena, andò verso la spiaggia per fare un bagno. Aprì i tre bottoni che chiudevano la pelle come un impermeabile e la lasciò cadere, immergendosi completamente nell’acqua.

 Il persiano trovò la pelle e un sorriso crudele attraversò il suo viso da parte a parte...riempì il suo cappello di briciole di torta quindi versò tutte le briciole secche e i ribes bruciati dentro la pellefino a riempirla.

Poi risalì sull’albero e aspettò. Il rinoceronte arrivò ed indossò la pelle: chiuse i tre bottoni ed iniziò a sentire solletico. Cercò di grattarsi. Si gettò sulla sabbia e si rotolò. Ed era sempre peggio. Sfregò la pelle contro il tronco di una palma. I bottoni saltarono e la pelle prese ad avvolgersi, formando pieghe mai viste prima.

E da allora i rinoceronti hanno grandi pieghe sulla  loro pelle ed un brutto carattere. Tutto per colpa delle briciole di una torta.

Libera traduzione in italiano dal testo originale (vedi qui)

 


 

Edward Lear: animali, paesaggi e rime

 

edward lear

 

Edward Lear, vissuto tra il 1812 e il 1888, è noto ancora oggi per i suoi “nonsense” ed i “limericks”, piccoli componimenti che egli pubblicò per molti anni sotto lo pseudonimo di Derry Down Derry.

Eppure Edward Lear, oltre che autore di brevi versi illustrati con disegni umoristici, è stato un famoso disegnatore di soggetti naturalistici e paesaggi. Si pensa che abbia collaborato alle illustrazioni del report di Charles Darwin sugli uccelli osservati durante il viaggio dell’HMS Beagle.

Per alcuni anni egli continuò a dipingere uccelli ed animali diversi visitando zoo e serragli, lavorando, se possibile, a diretto contatto con gli animali vivi: nei suoi disegni preparatori, piccoli capolavori acquarellati, riesce a mescolare la cura dei dettagli con la spontaneità della rappresentazione.

Numerosi anche i viaggi durante i quali dipinse soprattutto paesaggi. Nel 1837 partì per un viaggio di due anni in Italia, inizio di un cammino che lo avrebbe portato in Grecia, Egitto, Albania, Ceylon ed India. Edward Lear non dipingerà più animali, anche per problemi alla vista, ma tra i suoi disegni precedenti fu individuata l’illustrazione di un pappagallo ara che nel 1856 fu classificato come una specie sconosciuta con il nome di Anodorhyncus leari o macao di Lear: una specie ancora vivente nel Brasile nordorientale (1).

Nel 1952 alcuni dei nonsense di Edward Lear sono stati musicati dal compositore italiano Goffredo Petrassi.

Il bicentenario della nascita dell’artista viene celebrato anche da una mostra che rimarrà aperta fino al 6 Gennaio 2013 presso l’Ashmolean Museum, il museo dell’arte e dell’archeologia dell’Università di Oxford.

 

  1. McCracken Peck R. The wilder side of Edward Lear, Nature 485,36–38 (03 May 2012).

 


 

Libri bizzarri

 

Domenico Remps

 

Storie incredibili raccolte in un libro che diventa una piccola Wunderkammer, una camera scritta delle meraviglie, dove è possibile entrare e leggere cose che possono farci sorridere a volte ma ci stupiscono e un po’ ci spaventano.

Jan Bondeson è un medico reumatologo svedese, che risiede e lavora in Inghilterra, interessato alla storia della medicina ma soprattutto alle stranezze mediche che nei secoli passati non hanno trovato una spiegazione logica e che ancora oggi possono destare meraviglia.

Nel suo libro “A cabinet of medical curiosities” pubblicato nel 1999, dedica gli 11 capitoli dell’opera ad altrettante vicende “curiose” ispirandosi ad un altro libro “Anomalies and curiosities of medicine”, scritto nel 1897 da George M. Gould e Walter L. Pyle, due  medici coinvolti nella ricerca per gli Index Catalogues of the Library of the U.S. Surgeon-General's Office, la più grande raccolta di bibliografica del diciannovesimo secolo relativa ai periodici medici (1).

Ecco i titoli dei capitoli: La combustione umana spontanea; Il serpente in seno; L’enigma della malattia dei pidocchi; Giganti della terra; Morte apparente e sepoltura prematura; Mary Tolf, la riproduttrice di conigli; Impressioni materne; Persone con la coda; Tre straordinari campioni nell’ Hunterian museum; La strana storia di Julia Pastrana.

Un vero e proprio catalogo di stranezze e mostruosità al limite dell’incredibile. La storia raccontata nell’ultimo capitolo ha ispirato il regista italiano Marco Ferreri nel film La donna scimmia, un film italo-francese del 1964, interpretato da Annie Girardot e Ugo Tognazzi.

 

  1. Bodenson, Jan, A cabinet of medical curiosity, New York, W. W. Norton & Company, 1999

 


 

La realtà al congiuntivo. Storie di malattia narrate dai protagonisti

 

Sandro Botticelli

 

Parla di se stesso e di altro, Alessandro Liberati, in un capitolo del libro La realtà al congiuntivo. Storie di malattia narrate dai protagonisti: descrive la sua esperienza di medico e paziente “impaziente” sempre cercando di trarre qualcosa di utile per chi ogni giorno affronta la malattia dalla parte di chi cura e di chi deve essere curato (1).

La sua è una prospettiva particolare: da studioso del settore sanitario che conosce problemi e possibilità. Sa che il tutto potrebbe essere migliorato e sperimenta sulla propria pelle i ritardi e le incertezze della ricerca clinica. E ci racconta cosa, anche da malato, ha imparato sull’incertezza sulle possibilità di cura :

l’importanza della cosiddetta “etica dell’ignoranza”, ciò che non sappiamo sulla diagnosi e cura delle malattie non deve essere rimosso ma continuamente tenuto presente per evitare di prescrivere esami o visite inutili;

l’insufficienza dell’informazione limitata all’efficacia e i rischi delle cure ma la necessità di ampliarla alla quotidianità delle piccole incertezze (i disturbi dovuti alle cure, gli esami da fare, come verranno fatti, come è verosimile ci si senta dopo, ecc.) che il paziente vive e sulle quali vorrebbe sapere di più per prepararsi a fronteggiarle...

Parla poi degli “effetti collaterali” della ricerca clinica, della difficoltà di tenere viva una capacità di fare ricerca sui problemi che sono realmente rilevanti per la salute dei pazienti quali migliori terapie di supporto, rendere meno gravose le conseguenze delle terapie, dare informazioni efficaci e coinvolgere i pazienti e chi insieme a loro si prende cura della malattia. La ricerca indipendente, slegata dagli interessi commerciali, diventa sempre più difficile.

Quali i rimedi? Alessandro Liberati ci ha lasciato alcune indicazioni utili: ideare in proprio e costruire le ipotesi di studio, essere rigorosi ed intellettualmente onesti nel chiedersi se un nuovo studio a cui si partecipa aggiunge davvero qualcosa a quello che già si sa (...), vigilare sul corretto uso dei risultati ed alla loro diffusione invece di limitarsi a raccogliere i dati e poi “qualcuno ci penserà”...

 

  1. La realtà al congiuntivo. Storie di malattia narrate dai protagonisti. A cura di Cristina Malvi. Franco Angeli editore. 2011

 

Per chi volesse conoscere meglio la figura di Alessandro Liberati, professore e ricercatore, segnaliamo il blog che egli stesso ha curato fino al giorno della  sua scomparsa: http://abbassoglismidollati.wordpress.com/

 


 

Henrietta Lacks: la donna immortale

 

HeLa cells stained with Hoechst 33258

 

In una delle poche foto che la rappresentano, Henrietta Lacks sorride: ha appena 30 anni, è vestita a festa e guarda la macchina fotografica con le mani poggiate sui fianchi. Una foto che ha fatto il giro del mondo anche se molti continuano a non sapere chi sia la donna raffigurata e quanto sia stata importante per la ricerca scientifica internazionale.

Un giorno questa giovane donna di colore scoprì di avere un cancro che in poco tempo la portò alle morte eppure una parte di lei riuscì a sopravvivere, alcune cellule prelevate dal suo utero che si mostrarono subito quasi miracolose nella loro capacità di dividersi e moltiplicarsi: nacquero così le cellule HeLa.

Sono state le prime cellule a riprodursi in laboratorio, diventando così praticamente immortali. Una giovane giornalista americana, Rebecca Skloot, racconta la storia di queste cellule e della donna da cui sono state prelevate.

Ma è anche la storia della famiglia di Henrietta Lacks: ci sono voluti un po’ di anni prima che i parenti della donna fossero informati del destino di quelle cellule, delle scoperte che ne erano derivate e anche della quantità di denaro che aveva generato la loro commercializzazione.

Le cellule HeLa sono state utilizzate in tutto il mondo “per la scoperta delle cause del cancro e dei possibili modi per fermarlo, per la sintesi di farmaci contro l’herpes, la leucemia, l’influenza, l’emofilia e il morbo di Parkinson; studi vari sulla digestione del lattosio, sulle malattie a trasmissione sessuale, sull’appendicite, sulla longevità, sull’accoppiamento delle zanzare e sugli effetti deleteri delle scorie tossiche” (1).

Oggi cercando su Google “HeLa cells” si ottengono oltre 2 milioni di risultati.

 

  1. Rebecca Skloot, La vita immortale di Henrietta Lacks, ed. Adelphi, 2011